Lavorare in ambulanza, nel Sistema di Emergenza Territoriale 118, significa inserirsi in un servizio regolato da standard nazionali e regionali, dove competenze cliniche, tecniche e organizzative devono essere allineate a norme precise e a protocolli condivisi.
Le tre figure centrali, infermiere dell’emergenza, soccorritore e autista soccorritore, rispondono a requisiti diversi ma concorrono allo stesso obiettivo: ridurre il “tempo libero da terapia” nelle patologie tempo‑dipendenti e garantire sicurezza su ogni intervento.
Ruolo 1: l’infermiere dell’emergenza
Requisiti obbligatori e riferimenti normativi
L’infermiere 118 deve essere laureato in Infermieristica (classe L/SNT1 – Professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche), iscritto all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) e, nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), assunto tramite concorso, con inquadramento nel comparto sanità.
Documenti parlamentari e tecnici che trattano la riforma del Sistema di Emergenza Territoriale 118 (SET‑118) richiamano, accanto al D.M. 2 aprile 2015 n. 70 (Decreto Ministeriale sugli standard ospedalieri), il D.M. 23 maggio 2022 n. 77 (regolamento su modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale), che inserisce il 118 nel più ampio disegno di sanità di prossimità.
Le Regioni, nel recepire il D.M. 77/2022, stanno definendo requisiti puntuali per il personale del SET‑118: esperienza pregressa in area critica, idoneità psico‑fisica specifica, formazione certificata in emergenza‑urgenza e percorsi strutturati di inserimento.
Position paper di società scientifiche infermieristiche indicano come requisito minimo auspicabile almeno 2 anni di esperienza in Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) o Terapia Intensiva (TI) e un percorso dedicato di formazione preospedaliera.
Formazione specialistica e protocolli clinici
L’infermiere dell’emergenza integra la formazione di base con corsi avanzati:
BLSD (Basic Life Support and Defibrillation – supporto vitale di base con defibrillazione);
ALS/ACLS (Advanced Life Support / Advanced Cardiovascular Life Support – supporto vitale avanzato);
PTC (Prehospital Trauma Care – gestione del trauma in fase preospedaliera);
corsi su gestione avanzata delle vie aeree, emergenze pediatriche e ostetriche.
I protocolli infermieristici per il soccorso avanzato descrivono competenze su elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni, interpretazione rapida, somministrazione di farmaci per via endovenosa (EV) o intraossea (IO) secondo protocolli e gestione di ventilazione e monitor multiparametrici.
Gli standard del servizio 118 e i PDTA (Percorsi Diagnostico‑Terapeutico‑Assistenziali) regionali prevedono percorsi preospedalieri strutturati per le principali emergenze tempo‑dipendenti:
STEMI (ST‑Elevation Myocardial Infarction – infarto miocardico con sopraslivellamento ST): ECG a 12 derivazioni entro 10 minuti dall’arrivo, trasmissione all’emodinamica, attivazione del “codice infarto” e centralizzazione diretta in emodinamica quando indicato.
Ictus: identificazione con scale preospedaliere, classificazione come potenzialmente trombolizzabile e invio prioritario all’hub stroke secondo PDTA dedicati.
Trauma maggiore: applicazione dello schema ABCDE (Airway, Breathing, Circulation, Disability, Exposure – vie aeree, respiro, circolo, stato neurologico, esposizione), controllo emorragie, immobilizzazione e prevenzione dell’ipotermia, con centralizzazione nei trauma center.
Anafilassi e insufficienza respiratoria acuta: somministrazione di adrenalina, broncodilatatori, cortisonici e ossigeno/ventilazione secondo protocolli condivisi tra centrale 118 e dipartimenti ospedalieri.
In molti sistemi, l’infermiere su mezzi a leadership infermieristica (MSA - Mezzo di Soccorso Avanzato a guida infermieristica, spesso indicato come MSA1) applica protocolli farmacologici e decisionali avanzati, con grande responsabilità clinica pur in assenza del medico a bordo.
Ruolo 2: il soccorritore (l’esecutore tecnico)
Requisiti e formazione
Il soccorritore 118 è il profilo tecnico addetto a primo soccorso, immobilizzazione, trasporto, supporto logistico e comunicativo.
Può operare come volontario o dipendente; gli standard regionali richiedono maggiore età, idoneità psico‑fisica e il superamento di un percorso formativo certificato dal sistema 118/AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, dove presente) o dalla Regione.
Gli “standard formativi per volontario soccorritore 118”, come quelli adottati in Piemonte e in altre Regioni, indicano corsi con:
moduli teorici (anatomia di base, fisiopatologia elementare, catena del soccorso, sicurezza sulla scena);
moduli pratici (BLS – Basic Life Support, supporto vitale di base –, uso del DAE – Defibrillatore Automatico Esterno –, tecniche di immobilizzazione, barellaggio, gestione di ambiente ostile);
tirocinio in pronto soccorso (PS) e a bordo, con affiancamento a soccorritori esperti.
Un esempio concreto è il percorso in tre fasi (corso base, corso avanzato e tirocinio con valutazione finale), per un totale di circa 100 - 160 ore tra aula, pratica e servizio affiancato.
Mansioni principali e protocolli di base
Il soccorritore applica protocolli di base che sostengono le manovre avanzate dell’infermiere o del medico:
valutazione primaria secondo schema ABCDE (Airway, Breathing, Circulation, Disability, Exposure – vie aeree, respiro, circolo, stato neurologico, esposizione) e rilevazione dei parametri vitali, riferendo rapidamente le criticità;
manovre di BLS (Basic Life Support – supporto vitale di base) e uso del DAE (Defibrillatore Automatico Esterno) se previsto dalla certificazione, controllo emorragie, posizioni di sicurezza, gestione di base delle vie aeree con presidi semplici;
immobilizzazione del rachide, degli arti e del bacino, prevenzione dell’ipotermia e assistenza al paziente in stato di shock durante il trasporto.
Nei percorsi per STEMI (infarto con sopraslivellamento ST) e ictus, il soccorritore supporta la preparazione del materiale, il posizionamento del paziente, l’esecuzione dell’ECG (elettrocardiogramma) e la gestione pratica di monitor e pompe, mentre l’infermiere si concentra su valutazione clinica, interpretazione, terapia e comunicazione con la centrale operativa.
Ruolo 3: l’autista soccorritore (la guida)
Requisiti aggiuntivi
L’autista soccorritore è un soccorritore abilitato che assume anche la responsabilità della guida del mezzo di soccorso.
Oltre alla qualifica di soccorritore 118, sono richiesti:
patente idonea al veicolo;
spesso CQC (Carta di Qualificazione del Conducente – abilitazione professionale per il trasporto persone), quando il rapporto di lavoro rientra nel campo della normativa sui trasporti professionali;
corsi di guida sicura e guida in emergenza, che trattano dinamica del mezzo, frenata di emergenza, guida in condizioni meteo avverse, gestione del rischio e posizionamento del veicolo sulla scena.
In molte realtà, regolamenti interni prevedono prove di guida selettive e valutazioni periodiche delle abilità, in coerenza con il ruolo cruciale di questa figura per la sicurezza degli interventi.
Mansioni principali
Le mansioni chiave dell’autista soccorritore includono:
conduzione dell’ambulanza in sicurezza, con uso appropriato di sirene e lampeggianti e applicazione delle deroghe al Codice della Strada solo quando strettamente necessario e proporzionato;
analisi della scena e scelta del posizionamento del mezzo (protezione di equipaggio e paziente, vie di fuga, spazio per altri mezzi di soccorso e forze dell’ordine);
supporto alle manovre di carico/scarico e assistenza al paziente quando non impegnato alla guida, svolgendo le stesse funzioni del soccorritore esecutore;
controllo quotidiano del veicolo (freni, luci, pneumatici) e dei dispositivi di segnalazione (sirene, lampeggianti), con segnalazione tempestiva di guasti o anomalie.
La capacità di leggere il traffico, anticipare i rischi, coordinarsi con Polizia Locale, Polizia Stradale e Vigili del Fuoco è essenziale per ridurre incidenti secondari e garantire la sicurezza degli interventi.
Formazione continua e simulazione clinica
Il lavoro in emergenza richiede un aggiornamento costante: protocolli, linee guida e tecnologie cambiano, e il D.M. 77/2022 enfatizza l’importanza di una rete territoriale integrata, con personale formato in maniera omogenea. Per infermieri e soccorritori, la formazione continua comprende corsi di retraining su BLSD, ALS o equivalenti, trauma, pediatria e aggiornamenti sui protocolli regionali 118.
La simulazione clinica, in particolare la simulazione ad alta fedeltà in emergenza‑urgenza, è diventata uno strumento centrale per allenare competenze tecniche e non tecniche (come comunicazione, leadership, gestione dello stress).
Progetti formativi descritti da aziende sanitarie e centri di formazione prevedono:
scenari strutturati (arresto cardiaco extraospedaliero, politrauma, anafilassi, insufficienza respiratoria acuta, maxi‑evento);
uso di manichini ad alta fedeltà e simulatori di monitor‑defibrillatori;
debriefing secondo metodologie di Crisis Resource Management (CRM – gestione delle risorse in crisi), focalizzato su comunicazione di team, leadership, ruoli e prevenzione dell’errore.
In alcune realtà regionali, la simulazione è inserita in programmi stabili di formazione per il personale del 118, con evidenze di miglioramento dei tempi di risposta, della capacità di riconoscere i criteri di gravità e della qualità del lavoro di squadra su scenari complessi.
Aspetti contrattuali, carichi di lavoro e stress
Gli infermieri 118 dipendenti del SSN hanno retribuzioni comparabili a quelle degli infermieri ospedalieri, con incrementi legati a turni notturni e festivi e, in alcuni contesti, a indennità specifiche per l’emergenza territoriale.
Soccorritori e autisti soccorritori dipendenti di associazioni o cooperative mostrano retribuzioni medie che, secondo analisi recenti, si collocano indicativamente tra 17.000 e 27.000 euro lordi annui, con netti spesso attorno a 1.300 - 1.400 euro/mese, variabili per turni, straordinari e anzianità.
Documenti su sicurezza e organizzazione evidenziano, però, che carenza di personale, turni ravvicinati, carico fisico (movimentazione pazienti, barelle, presidi) e esposizione a eventi traumatici ripetuti determinano un rischio elevato di stress cronico e burnout nel personale 118.
Società scientifiche, ordini e sindacati richiamano la necessità di riconoscere il lavoro in emergenza come “usurante”, di rafforzare gli organici, di rispettare rigorosamente i riposi e di attivare percorsi di supporto psicologico strutturati per operatori in difficoltà.
Conclusione: preparazione e vocazione
Lavorare in ambulanza nel 118 significa assumersi la responsabilità di decisioni e manovre che, in pochi minuti, possono cambiare il destino di una persona. Requisiti di accesso, formazione di base e avanzata, protocolli clinici strutturati, PDTA per STEMI, ictus e trauma, e programmi di simulazione clinica non sono sovrastrutture burocratiche, ma la base di una risposta più prevedibile, sicura e uniforme sul territorio.
Per infermieri, soccorritori e autisti soccorritori, emergenza significa anche consapevolezza dei propri limiti, cura del proprio benessere e capacità di lavorare in squadra sotto pressione.
Solo un sistema che investe davvero su preparazione, aggiornamento e tutela delle persone che lo fanno funzionare può mantenere nel tempo la qualità del 118 e onorare la vocazione di chi, ogni giorno, sale in ambulanza per rispondere a una chiamata di aiuto.