Dalle origini al presente: come nasce il “mansionario”
Per capire cosa fa oggi un infermiere, è necessario tornare indietro nel tempo. Il cosiddetto mansionario infermieristico era il DPR 225 del 1974, un documento che, per la prima volta, cercò di descrivere in modo normativo le mansioni della professione.
Si trattava tuttavia di un testo rigido e limitante, redatto in un’epoca in cui l’infermiere era considerato una figura “ausiliaria” del medico e non ancora un professionista autonomo.
Tra i compiti elencati figuravano attività prettamente pratiche, come:
l’assistenza diretta al malato;
la raccolta di escreti e l’igiene personale;
la somministrazione di farmaci prescritti;
le medicazioni semplici e i clisteri.
Il mansionario aveva il merito di fornire un riferimento nazionale, ma allo stesso tempo relegava la figura infermieristica a un ruolo esecutivo, privo di autonomia decisionale.
La svolta del DM 739/94 e della Legge 42/99: l’infermiere diventa professionista
Una tappa fondamentale arriva con il Decreto Ministeriale 739/1994, che introduce il profilo professionale dell’infermiere.
Per la prima volta si definisce l’infermiere come operatore sanitario responsabile dell’assistenza infermieristica generale, riconoscendogli competenze tecniche, relazionali ed educative.
Il vero cambio di paradigma, però, si concretizza con la Legge 42 del 1999, che abroga ufficialmente il mansionario e sancisce il passaggio da “professione sanitaria ausiliaria” a “professione sanitaria”.
Da quel momento, la professione infermieristica viene riconosciuta come intellettuale e autonoma, con responsabilità proprie nella pianificazione, nell’erogazione e nella valutazione dell’assistenza.
La legge 42/99 definisce inoltre i cosiddetti “criteri guida e criteri limite”:
Criteri guida: profilo professionale (DM 739/94), codice deontologico, formazione di base e post-base.
Criteri limite: le competenze mediche e di altre professioni sanitarie, nel rispetto delle specifiche professionalità.
<h2>Le mansioni dell’infermiere oggi</h2>
Oggi l’infermiere è una figura altamente qualificata e centrale nel sistema sanitario. Le sue attività comprendono:
Valutazione dei bisogni di salute del paziente o della comunità.
Pianificazione dell’assistenza, con obiettivi e interventi personalizzati.
Erogazione di interventi tecnici, relazionali, educativi e preventivi.
Applicazione delle terapie e delle prescrizioni mediche, nel rispetto dei protocolli.
Educazione sanitaria rivolta al paziente e ai familiari.
Documentazione e monitoraggio dell’assistenza.
Aggiornamento professionale continuo e partecipazione ad attività di ricerca.
In sintesi, l’infermiere moderno è un professionista autonomo, ma che collabora in modo interdisciplinare con medici, fisioterapisti, OSS e altre figure del team sanitario.
Le mansioni in base al contesto lavorativo
In ospedale
L’infermiere ospedaliero è impegnato in reparti e unità operative con ruoli diversi a seconda della specializzazione:
Reparto medico o chirurgico: monitoraggio dei parametri vitali, somministrazione di terapie, assistenza pre e post-operatoria, gestione delle medicazioni.
Sala operatoria: preparazione del materiale sterile, assistenza all’équipe chirurgica, controllo del decorso post-anestesia.
Pronto soccorso e area critica: triage, gestione dell’emergenza, somministrazione di farmaci salvavita e supporto alla rianimazione.
Reparto pediatrico: assistenza al bambino e alla famiglia, educazione sanitaria, monitoraggio della crescita e dello sviluppo.
Reparto psichiatrico: relazione terapeutica, somministrazione della terapia, prevenzione del rischio autolesivo.
In casa di riposo e RSA
Negli ambienti residenziali o socio-sanitari, l’infermiere assume un ruolo di garante del benessere quotidiano dell’anziano o della persona fragile. Le mansioni includono:
valutazione dei bisogni assistenziali;
gestione delle terapie e controllo della somministrazione dei farmaci;
supervisione dell’igiene personale e della mobilità del paziente;
prevenzione delle piaghe da decubito;
collaborazione con OSS, ASA e medici di riferimento;
supporto psicologico e relazionale.
L’infermiere in RSA o casa di riposo svolge una funzione fondamentale di continuità assistenziale, favorendo la qualità della vita e il mantenimento dell’autonomia residua.
Le specializzazioni infermieristiche post-base
Dopo la laurea triennale in Infermieristica, il professionista può accedere a percorsi di formazione post-base che ampliano le competenze cliniche e gestionali.
Tra le principali specializzazioni troviamo:
Area critica: gestione del paziente in terapia intensiva, pronto soccorso o rianimazione.
Area pediatrica: assistenza a neonati, bambini e adolescenti.
Area salute mentale: intervento su disturbi psichiatrici e supporto ai percorsi riabilitativi.
Area geriatrica: presa in carico dell’anziano e prevenzione delle patologie croniche.
Area sanità pubblica: educazione sanitaria e promozione della salute sul territorio.
Area infermieristica legale e forense: gestione del rischio clinico, documentazione e consulenza giudiziaria.
Area dirigenziale e gestionale: attraverso la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, che abilita anche ai ruoli di coordinamento e direzione.
Queste specializzazioni consentono di crescere professionalmente e di rispondere alle esigenze sempre più complesse della sanità moderna.
Conclusione
Il “mansionario” è ormai un concetto storico: ciò che un tempo era una lista di compiti, oggi è diventato un insieme di competenze professionali integrate, orientate alla persona e alla qualità dell’assistenza.
L’infermiere moderno è un professionista autonomo, capace di valutare, pianificare e realizzare interventi complessi, ma anche di innovare e formare le nuove generazioni.
Dal DPR 225/74 alla Legge 42/99, la professione ha compiuto un percorso straordinario: da mestiere ausiliario a pilastro del sistema sanitario.